Luisa Carrada cita, nel terzo capitolo del suo libro Il Mestiere di scrivere, l’autografo delle Lezioni americane di Calvino, meravigliandosi della “pulsazione dei suoni” presente nel titolo originale in inglese “Six memos”, ne conclude che: «Le sei parole in inglese sono un trionfo di I ed E, vocali che la psicolinguistica associa alla velocità, alla sottigliezza, alla leggerezza, alla modernità.

Ebbene, fedele al pessimo titolo di questo post e all’insegnamento socratico (da cui il nome del blog), vorrei brevemente citare dal platonico Cratilo alcuni frammenti di un intervento di Socrate:

«Il ρ (R) esprime un’idea di “movimento” (da cui “panta Rei”, cioè “tutto scoRRe). Nel pronunciare la R avviene che la lingua è tutt’altro che ferma, anzi vibra in continuazione. Per quanto riguarda lo ί (IOTA) sembra che il nomoteta, cioè colui che creò le parole come segni delle cose, volesse significare “cose” leggere.

Mentre per quanto riguarda lo φ (PH), lo ψ (PS) il SIGMA (σ) e lo ZETA (ζ) il nomoteta ha utilizzato questi suoni sibilanti per imitare il “soffio”, proprio come il movimento che fa la lingua per pronunciarle.
Il nomoteta, inoltre, per designare la “
stasi” ha usato due lettere dentali il DELTA (δ) e il TAU (τ) che per essere pronunciate necessitano della forza della pressione che la lingua effettua appoggiandosi ai denti.
(n.d.t: il TAU esiste anche nell’ebraico biblico: in Ezechiele. Fu ripreso, forse inconsapevolmente, da Francesco d’Assisi per rappresentare il segno della Croce)
.
Al contrario il LABDA (
λ) è stato escogitato dal glissare rapido della lingua.
Al contrario del contrario il GAMMA (
γ) è un suono gutturale che impedisce il glissare rapido della lingua.
Il NI (ν) scaturisce dall’interno dell’apparato fonatorio perciò è presente in parole come
éndon (dentro) e entós (interno).

Per ritornare alle vocali – prosegue e, come è il suo stile,Socrate provvisoriamente conclude (n.d.t: mi si passi l’ossimoro) – la A (α) e la ETA(η) sono grandi e lunghe e l’ o-micron (ο) rotondo e breve e l’o-mega (ω) rotonda e lunga. Per concludere dunque, il nomoteta ha usato singole lettere associate in sillabe per formare delle parole, segni delle cose. Questa è la giustezza dei nomi»


Pubblica un Commento

*
*